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Arte e rivoluzione al Cairo, l’incontro con Mina Nasr

egyptian_election_2014©Mina Nasr

Il vantaggio più evidente di una metropoli come il Cairo è la vastità di incontri interessanti che ti permette di fare, anche se la logistica è spesso complicata e resa difficile dalle enormi distanze. A volte, però, capita di essere fortunati e di avere uno degli artisti più talentuosi della scena egiziana a pochi passa da casa. Dopo settimane di organizzazione telematica è stato buffo scoprire che lo studio di Mina Nasr Tadros era a soli quindici minuti a piedi dalla mia base in Downtown, camminando verso la moschea di Al Sayyeda Zainab in una zona ipermilitarizzata di palazzi governativi e ambasciate. È una piccola stanza all’interno di un ampio spazio in condivisione con altri giovani artisti, all’undicesimo e ultimo piano di un palazzo che regala una vista bellissima sulla città grazie al grande terrazzo. L’ora del tramonto, con la palla gialla del sole che scompare dietro i grattacieli e il vento fresco della sera, è pura poesia urbana.Ci tenevo a incontrare Mina Nasr perché il suo lavoro racconta nella maniera più efficace i profondi cambiamenti sociali avvenuti in Egitto negli ultimi anni, accelerati e accentuati dalla rivoluzione del 2011.

Attraverso media differenti, assumendosi anche la responsabilità di cambiare punto di vista per mettersi nei panni di qualcun altro, Mina s’interroga criticamente sul Paese post-rivoluzionario che ha ormai spento gran parte delle speranze della sua generazione e sul rapporto bilaterale tra arte e realtà.

La prima opera che mi ha mostrato, realizzata direttamente su una parete del terrazzo, è proprio la più recente. S’intitola Tax e raffigura una Madonna con Bambino, entrambi con il volto coperto dalla lettera araba “nun” che è stata usata nella città irachena di Mosul per identificare le famiglie cristiane e costringerle a pagare una tassa pesantissima agli integralisti islamici oppure accettare di andarsene (o essere uccisi). Il contrasto tra l’eleganza e la compostezza delle figure in bianco e nero e la violenza del segno rosso acceso sui loro visi esprime l’idea di discriminazione meglio di tante parole.

L’interno, invece, era pieno di schizzi, ritratti a matita e a carboncino, studi per opere di grandi dimensioni da realizzare altrove. Il tratto, la perfezione delle proporzioni e la precisione anatomica dei soggetti rivela chiaramente una formazione nelle arti applicate e nella scultura, ancora prima che nella pittura e nel disegno. A soli trentuno anni Mina Nasr ha già un percorso piuttosto vario alle spalle, che oggi lo porta a mescolare strumenti tradizionali e nuovi media e a collaborare con artisti di altre discipline, come la sound designer Yara Mekawei.

Fra le opere che hanno avuto maggiore risonanza mediatica, anche internazionale, ci sono i due muri realizzati in occasione delle elezioni presidenziali del 2011, quando l’Egitto “ha scelto” Morsi, e del 2014, quando ha optato per Sisi. Il primo Egypt Election Wall è stato presentato in occasione di un’esposizione al parco di Al Azhar al Cairo: una lunga fila di venti persone a grandezza naturale, disegnate in digitale e stampate in vinile, che aspettano il loro turno per entrare in cabina elettorale e votare. Uomini e donne, giovani e vecchi, musulmani e copti, tutti ordinatamente in attesa nella (vana) speranza di fare qualcosa per cambiare il Paese, compreso lo stesso Mina Nasr. Il secondo Egyptian Election Wall ha invece fatto parte di una mostra a Zurigo, in Svizzera, pochi mesi fa. Il concetto è lo stesso, la fila degli elettori in procinto di votare, che però in questo caso è racchiusa dalle due metà del sarcofago di Tutankhamon per rappresentare il bisogno degli egiziani di sentirsi protetti da un’autorità forte, superiore, intoccabile (e l’ex generale Sisi forse incarnava questa esigenza diffusa). L’immagine di quest’opera così potente ed emblematica è stata condivisa su blog e social media migliaia di volte, facendo il giro del mondo e rimbalzando attraverso la rete.

Mina Nasr è un artista che vive il proprio tempo, lontano anni luce dall’idea che l’arte sia superiore alla realtà. Il cuore del suo lavoro è sempre determinato da un conflitto di forze, dalla precarietà del delicato equilibrio tra condizione umana e struttura del corpo, tra società e ambiente, tra libertà e controllo, che l’uso del bianco e nero porta alla massima tensione emotiva. Da giovane che prova sulla propria pelle le piccole e grandi difficoltà quotidiane, si fa carico di analizzare e criticare la società egiziana contemporanea, rappresentando nelle sue opere le mille facce della convivenza e le differenze culturali che attraversano, e a volte spaccano, un paese che fatica a rinascere.

Foto di copertina: “Egyptian Election Wall”

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